Telepatia
TELEPATIA

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TEORIE SULLA TELEPATIA

In natura non poteva esistere scenario più adatto del Tibet per custodire tante recondite verità. Nel paese delle nevi, dove la furia degli elementi imperversa nei rigidissimi lunghi inverni, il soprannaturale sembra misteriosamente aleggiare ovunque.
Tanto ne scrisse e con dovizia di particolari la celebre Alexandra David Neel. Anche la telepatia, definita in quei luoghi «messaggi sul vento», è praticata dai tibetani tramite varie tecniche di concentrazione, e fa parte della «scienza segreta».

In Tibet i mistici, nonostante la fama di persone alquanto taciturne, comunicherebbero ugualmente con i propri discepoli soprattutto con quelli più dotati psichicamente. . .
In Occidente, soffermarsi sugli aspetti teorici del paranormale, tra cui l'analisi del fenomeno telepatico, potrebbe paradossalmente essere «tempo perso». Infatti, oltre il labirinto delle teorie, possiamo solo constatare come il fenomeno paranormale, privo di limiti di spazio e di tempo, indichi l'esistenza di un quid agente che trascende il mondo fisico. Tra l'altro, nel paranormale, potrebbe non esistere un rapporto di causa-effetto. Mi spiego meglio:
una causa può essere considerata tale solo se è misurabile. Ma, nel nostro piano empirico, un ipotetico quid trascendente non potrebbe rivestire valore di causa materiale, perché non è definibile la sostanza di cui è composto. Neppure, filosoficamente parlando, potremmo considerarlo una causa formale, in quanto non è determinabile il «modello», cioè la «forma». Nemmeno può essere una causa efficiente, perché la relazione causale si crea quando si traduce in una funzione di grandezze matematicamente misurabili, e noi, l'unica cosa che possiamo misurare nella telepatia - per esempio - sono i dati relativi alla sperimentazione statistica, e non all'essenza del fenomeno. Attraverso il metodo statistico, cioè, possiamo verificare l'esistenza del fenomeno, ma non possiamo capire come, quando e perché avvenga. A complicare le cose, i fenomeni «qualitativi» si presentano in modo differente da quelli «quantitativi». Ugo Dettore a tale riguardo, osservava:

«Dobbiamo notare che tra la telepatia quantitativa e la qualitativa esiste una differenza fondamentale molto netta: nella prima, infatti, il percipiente ha regolarmente l'impressione di indovinare a caso, il successo o l'insuccesso non gli si presentano come esperienze diverse; nella seconda, invece, il percipiente si rende sempre più o meno conto di ricevere il messaggio o di non riceverlo». (1)

Tornando ai principi, potremmo invece prendere in considerazione l'oggetto di causa finale, cioè il fine, il motivo per cui qualcosa avviene. In quest'ottica esistono già due grandi direttive di pensiero: quella dello psichiatra Jung con il suo concetto di sincronicità, e quella del fisico Fantappié sulla sintropia. Nella prima ogni evento è collegato da un rapporto di «significatività», di tipo causale, ma non «meccanicistico». La seconda è sorretta dal principio di «intenzionalità», che trasforma l'entropia nel suo opposto : la «sintropia», che sostanzialmente é una espressione dell'energia rivolta a un fine. Si tratta, comunque, di teorie molto complesse, che non possono venire descritte in poche righe.

IL PENSIERO DI ALCUNI STUDIOSI

Come accade per tutti gli aspetti del paranormale, anche per la telepatia sono state elaborate numerosissime teorie. Nel Settecento si ipotizzava l'esistenza di una sorta di fluido: una sostanza fisica non percepibile con i sensi, proiettata dall'agente al percipiente. Ne derivò il concetto di magnetismo, valido anche nell'Ottocento. Nei primi anni di quel secolo si pensò anche a fenomeni elettrici. L'ipotesi si concretò successivamente grazie alle teorie di Ferdinando Cazzamalli, nei primi anni del secolo seguente, sulla tramissione che si sarebbe realizzata grazie a onde elettromagnetiche. Tuttavia Leonid Vasiljev, intorno alla metà dei Novecento, ottenne comunicazioni telepatiche col percipiente introdotto in una cabina isolata con lastre di piombo schermate al mercurio: le onde elettromagnetiche non potevano penetrarvi, ma la telepatia funzionò. Ma altre scuole seguivano direzioni diverse.

Le ipotesi di Frederick Myers, a cavallo dei due secoli, erano tutte riconducibili all'esistenza di uno psichismo universale e immateriale, entro il quale sarebbero immersi tutti gli psichismi individuali. Egli enunciò la teoria dell'Io subliminale, cioè inconscio, il quale può acquisire conoscenze senza limiti di spazio e di tempo. Immediatamente dopo, Eugène Osty ipotizzò la possibilità di un «livello trascendente» del pensiero, non legato alle funzioni cerebrali in senso strettamente fisico. Anche Joseph Rhine giunse più tardi, a una conclusione analoga, attraverso però lo studio statistico quantitativo di cui é stato il massimo esponente. Ìecondo lo studioso il pensiero umano avrebbe la possibilità di entrare in contatto con un «piano extrafisico».
Whately Carington, pur confermando una sorta di mente inconscia universale come possibilità di comunicazione fra tutte le menti introdusse due nuovi concetti nello studio del fenomeno telepatico : le «associazioni di idee» e gli «psiconi». Grazie all'associazione di idee, gli psiconi sarebbero gli artefici sia della telepatia sia della memoria. La teoria, alquanto complessa venne rielaborata da altri studiosi tra cui il celebre Hendrik Tenhaeff.

Più «semplicemente» - si fa per dire - Henry Price suppose che l'inconscio di un individuo sia in contatto con un inconscio collettivo, in cui gli psichismi interagiscano.
Mentre Gardner Murphy spiegò la telepatia con un sistema di leggi psichiche operanti fuori dello spazio e del tempo. E ancora, sempre in relazione a uno psichismo universale, questo venne definito da Emilio Servadio : «Un oceano psichico nel quale avvengono le osmosi telepatiche», mentre altri studiosi ripresero il concetto in varie forme, come Mackenzie, Disertori, Cogni, Tyrrel, e altri ancora. Robert Thouless definì shin un principio animistico capace di trarre informazioni da altre persone. Lo psicoanalista Jan Ehrenwald concepì nell'uomo un terzo livello accanto all'Es e all' Ego, descritti da Freud : il livello psi, indipendente dallo spazio e dal tempo, e per il quale tutto è percepibile.

Un'altra grande corrente di pensiero, nell'interpretazione della telepatia, elabora teorie che si basano sull'esistenza di energie ancora sconosciute, ma di natura non diversa da quelle già note in fisica.
Soprattutto nella metà degli anni Cinquanta, Gerhard Wasserman proponeva l'ipotesi - a tutt'oggi valida - di un campo psi, che sarebbe affine ai campi fisici già noti (elettrico, magnetico, gravitazionale, eccetera), e interagibile con essi. In Russia, poi, dietro il termine bioinformazione, si studia la possibilità che la telepatia abbia natura bioenergetica

PRECISAZIONI E CONSIDERAZIONI

Come ho accennato all'inizio, però, è pressoché impossibile trovare la via d'uscita dal labirinto delle teorie. Perché la telepatia a mio avviso non é un fenomeno fisico. Nel 1971, il già citato professor Servadio centrava esattamente la questione :

«Le distorsioni e le frammentazioni delle immagini, la mancanza di "stazioni" trasmittenti o riceventi nel cervello umano, l'assenza di qualsiasi equivalente meccanico, ed altre caratteristiche, permettono ormai di considerare la telepatia più o meno come la "messa in comune" di elementi psichici fra due o più persone e di mettere da parte qualsiasi paragone con le trasmissioni della radio e con le onde elettromagnetiche. Inoltre, se ci riferiamo particolarmente alla telepatia spontanea, si può constatare che i contenuti delle esperienze telepatiche non hanno carattere di concetti. La telepatia è un fenomeno assai più ''viscerale' che non ''cerebrale", è soprattutto sintonia di immagini e di effetti. Una delle difficoltà degli esperimenti di telepatia in confronto agli eventi telepatici spontanei, consiste appunto nella quasi impossibilità di caricare affettivamente un esperimento di laboratorio alla stregua di ciò che avviene spontaneamente in casi - e sono i più frequenti - di gravi eventi improvvisi (come ad esempio la morte subitanea, a distanza, di una persona cara, che viene telepaticamente e contemporaneamente sognata). . . » (2).

E proprio questo è l'aspetto più eclatante, i casi definiti - con un termine forse un po' infelice - di allucinazioni telepatiche. Pasquale Brazzini ne scrive in modo esauriente, una diecina di anni prima del menzionato Servadio:

«Ma dove la comunicazione mentale più evidente, e direi clamorosa, è nei casi spontanei di telepatia in cui il percipiente viene improvvisamente a conoscenza, per allucinazione auditiva, o visiva, o altra impressione, di avvenimenti drammatici occorsi a persona lontana a lui legata da stretti rapporti affettivi, quasiché da quest'ultima parte un messaggio che attraverso l'etere giunga a impressionare il percipiente. Tantoché, in un primo tempo, si è cercato di spiegare il fenomeno telepatico con vibrazioni cerebrali. Tale ipotesi è stata poi abbandonata, sia perché tali onde non diminuiscono d'intensità in rapporto alla distanza, come avviene in tutte le vibrazioni fisiche, sia perché è sempre l'immagine dell'agente, o addirittura la scena cinematografica della sua drammatica o tragica avventura che viene trasmessa, mentre egli, in quei drammatici istanti, in genere pensa intensamente ed angosciosamente ai suoi cari lontani, ed è quindi la loro immagine che dovrebbe trasmettersi, ciò che mai è avvenuto. In certi casi il fantasma allucinatorio della persona in pericolo non è un semplice simulacro incosciente, ma dimostra di essere cosciente del suo incontro coi suoi cari, intervenendo talvolta un vero e proprio dialogo tra i due psichismi» (3).

Come accennato dal Brazzini, numerosi casi di telepatia spontanea avvengono tra congiunti. Molti autori evidenziano il rapporto di conoscenza ed affettivo che lega l'agente e il percipiente, che equivale - grosso modo - a quello che viene definito rapporto psichico. A mio parere, non è questa la componente che favorisce il fenomeno, ma è la carica emotiva: con l'«indifferenza» non possiamo ottenere alcun accadimento telepatico. È ovvio che tra due persone che si conoscono è più facile che si instauri una carica emotiva più o meno intensa, e da ciò il favorirsi della telepatia. Ma possono anche crearsi situazioni emotivamente coinvolgenti tra persone che non si conoscono : alcuni casi lo onfermerebbero. Persone in fin di vita sono talvolta apparse a chi non le conosceva affatto, mentre stavano morendo in modo tragico. In un contesto di «grande emozione» le barriere sono crollate e, forse in analogia con il proprio vissuto o per motivazioni insite nelle proprie dinamiche mentali, un percipiente del tutto estraneo visualizza la scena, o ne coglie informazioni a lui sconosciute.

Per concludere e tornando alle teorie, voglio sottoporre al lettore un inquietante quesito, che mi sono posto più volte. Se il fenomeno paranormale, per definizione, contraddice le leggi fisiche note, cioè le leggi deterministiche, come possiamo utilizzare, nell'analisi dello stesso fenomeno, metodi e criteri che seguano le leggi fisiche note, essi stessi fondati su principi deterministici?

Infine, in parte collegata alla domanda, voglio aggiungere una considerazione indubbiamente poco ortodossa per un parapsicologo. Ho l'impressione che seguendo i dettami della ricerca cosiddetta scientifica, poco si comprenda del mondo del paranormale. Ma ho anche la grave sensazione che forse una strada più proficua potrebbe essere quella del pensiero magico: quella dell'occultismo e dell'esoterismo che il moderno mondo occidentale ha perlopiù denigrato. Quella per cui tutto l'universo è considerato come un immenso essere vivente, permeato di forze che si intrecciano fra loro, che l'uomo potrà conoscere ponendo se stesso in armonia col Tutto.

fonte: www.cosenascoste.com

 


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